18 de junio de 2009 | Noticias | Justicia climática y energía
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Il verdetto del Ministero dell’Ambiente della Colombia è contundente e non lascia ombra di dubbio. La costruzione della centrale idroelettrica Urrá II è inattuabile dal punto di vista ambientale, inonderebbe buona parte del parco naturale Paramillo ed è per questo che il progetto non può contare con la licenza ambientale corrispondente, come si chiarisce nel parere reso pubblico la settimana scorsa.
Tuttavia i promotori del megaprogetto nel basso bacino del fiume Sinú, tra i quali il ministero delle Miniere e dell’Energia, si appelleranno alla decisione ministeriale davanti al Consiglio di Stato.
“È una battaglia vinta, ma non abbiamo ancora terminato del tutto con la faccenda”, ha avvisato Juan José Lopez Negrete, coordinatore dei progetti dell’Associazione di Produttori per lo Sviluppo Comunitario della Palude Grande del Basso Sinú (Asprocig), la principale referenza locale nella lotta contro le idroelettriche.
Nonostante abbiano preso la risoluzione del Ministero dell’Ambiente con molto entusiasmo, gli abitanti del Sinú non abbasseranno la guardia e continueranno a stare attenti davanti ad un inevitabile nuovo assalto dei promotori di Urrá.
È che l’esperienza più recente non è per nulla incoraggiante: la prima fase di Urrá ha provocato una tragedia ambientale che ha pregiudicato migliaia di contadini, pescatori e comunità indigene embera katío.
“Il progetto Urrá ha messo a rischio la ricchezza in biodiversità di tutto il bacino idrografico e l’armonia delle comunità locali con ecosistemi fondamentali per l’equilibrio del pianeta”, segnala López Negrete.
I dati che gestisce la Asprocig sono eloquenti e disegnano che tipo di modello rappresentano le idroelettriche. I 63 mila ettari di zone umide che si sono perse con Urrá I si stanno utilizzando per monocolture di cotone e mais transgenico.
Inoltre la pesca che era vitale per l’alimentazione delle comunità è diminuita dell’80 per cento e la stagnazione delle acque ha portato come conseguenza alla comparsa di nuove malattie, tra cui la malaria e diverse patologie gastrointestinali.
D’altro canto l’informe del Ministero dell’Ambiente colombiano segnala, al momento di giustificare l’inconvenienza di consegnare la licenza ambientale, che un altro progetto idroelettrico, El Quimbo, inondarà 8000 ettari per produrre circa 400 MW mentre Urrá pretendeva inondare 54 mila ettari per 350 MW.
López Negrete capisce che questa logica di contrastare energia generata e territori inondati è “assolutamente economicistica” e non considera che la Colombia attualmente ha un’eccedenza energetica (la maggior parte della produzione di Urrá è per l’esportazione).
In questo caso, per il dirigente di Asprocig, il principale aspetto da tenere in conto è cosa succederà con i 400 mila ettari di zone umide del bacino idrografico del fiume Sinú, una zona altamente attrattiva per i grandi industriali colombiani.
“Quello che è in gioco è il controllo del flusso del fiume e non per beneficiare i poveri con il controllo delle inondazioni, come dicono loro, bensì controllare il territorio per creare enclavi esportatrici”, conclude il dirigente.
Traduttrice: Giorgia Scurato
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