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27 dicembre 2010 | Interviste | Agua
Nel calore rovente della Valle del Giordano, dove la terra diventa polvere sotto i piedi della gente e degli animali nel camminare, controllare l’acqua si traduce in controllare la vita.
Essa fa sì che per alcuni l’aridità sia verde, perché fluisce irrigando estese coltivazioni; però per altri la realtà è un’altra cosa, perché anche se hanno i tubi che passano sotto le loro case, il suo contenuto non arriva mai a toccarli. Come ha spiegato in un’intervista con Radio Mundo Real il coordinatore della Campagna di Solidarietà con la Valle del Giordano, Fathi Khaddirat, è chiaro chi siano gli uni e chi siano gli altri in questa regione occupata da Israele.
“L’acqua è la principale risorsa per la vita e l’autorità di occupazione israeliana lo sa, per questo controlla ogni goccia d’acqua nella Valle del Giordano per controllare la popolazione palestinese”, ha segnalato.
Mentre parlava si poteva vedere una pianta di estrazione raccogliendo la risorsa che prima fluiva per un sistema di canali di distribuzione, dove negli ultimi anni solo c’erano rocce e polvere. Quest’acqua è ora destinata agli insediamenti dei coloni israeliani, mentre i palestinesi devono pagare un alto prezzo e implementare un complesso sistema di raccolta manuale mediante serbatoi, dovendo inoltre fare vari silometri per rifornirsi.
A volte di fronte a loro, appena a pochi metri di distanza – dall’altro lato della strada che separa le loro case dalle coltivazioni dei coloni – si può intravedere un rubinetto: però appena si vede perché è circondato da una gabbia e da grosso filo spinato, come un duro promemoria del fatto che l’acqua già non li appartiene.
Ciononostante, davanti alle enormi difficoltà che attraversano i palestinesi per vivere e lavorare la terra, hanno deciso rimanere là e “non tornare ad essere rifugiati”.
“Credo che sia un tipo di resistenza contro l’occupazione, perché se ce ne andassimo perderemmo la terra, perderemmo l’acqua, e non vogliamo perdere la terra”, ha affermato Khaddirat. Ed ha aggiunto: “Non accetteremo di tornare ad essere rifugiati. Abbiamo una lotta contro l’occupazione più lunga di qualsiasi altra: stiamo lottando contro l’occupazione, lottando per il futuro dei nostri figli. Quindi non sarò un rifugiato, non permetterò che nessuno controlli il futuro dei miei figli”.
“Io voglio restare qui, anche se devo comprare ogni centimetro cubico di acqua per dieci dollari: spenderò tutte le mie entrate per comprare acqua perché voglio vivere con dignità nella mia terra”, ha concluso.
Tradutrice: Giorgia Scurato
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