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4 agosto 2009 | Interviste | Genere
Quando le donne si organizzano i loro problemi quotidiani risultano meno pesanti di ciò che sembrano quando sono isolate, ha detto a Radio Mundo Real Carmen Carlini, che lavora nell’Associazione delle Donne Rurali dell’Uruguay (AMRU) nel dipartimento di Canelones.
“L’idea di proiettare video che attivino realmente discussioni vuole arrivare a tutti gli angoli dell’Uruguay”, commenta Carmen, referente del dipartimento di Canelones dell’AMRU che alcuni giorni fa ha realizzato un evento di proiezione audiovisuale.
In questa opportunità si sono proiettati documentari realizzati da Redes – Amici della Terra Uruguay, “Con la soya al collo”, che mostra gli effetti dell’espansione della coltivazione di questi semi oleosi nel paese, così come il film britannico “Le Donne del calendario”, basato su una storia reale. Retour ligne automatique
Questi audiovisuali cercano di “attivare domande” le cui risposte si possono discutere e vedere insieme tra le donne e gli uomini che partecipano, segnala la Carlini. “Il documentario sulla soya lo consideriamo importante perchè stiamo lottando per preservare il nostro Uruguay Naturale, e le piccole cose che può fare ognuno di noi nel luogo dove viviamo insieme servono”.
Carlini vive nella zona de Las Violetas ed è referente per tutto il dipartimento - che è il principale produttore di alimenti del paese – dell’organizzazione. Ci ha commentato come ha iniziato il suo lavoro come donna rurale organizzata: “Lavorando in Las Violetas qualcuno mi presentò tanti anni fa ad un gruppo sociale come donna rurale e mi sono integrata. Per me fu una scoperta, ancora di più lo è per persone che come noi iniziano la mattina, lavorando in famiglia, con i bambini, la semina, la raccolta...è che non rimane molto tempo per noi. Gli uomini in generale hanno il bar ma le donne non hanno un luogo di referenza”.
Carmen ci racconta che nell’ambito delle donne rurali sorgono temi dei quali molte volte non si parla pubblicamente. “Sono temi più profondi di cose raccontate tra donne che producono isolamento e che in situazioni limite possono portare alla depressione e al suicidio. Quando ti riunisci per condividere i problemi ti rendi conto della vera grandezza dei tuoi problemi e che non sono solo tuoi”.
Carmen riassume così la posizione che porta le donne ad organizzarsi: “mi piace camminare insieme all’uomo, nè davanti nè dietro, questa è la cosa più bella che si possa raggiungere tra gli esseri umani”. Cominciando con il vincere questo isolamento nasce ciò che oggi è AMRU a Canelones, “ma già abbiamo un seguimento in tutti i dipartamenti”, sottolinea.
Dalla produzione ad altri temi
Molte volte si identifica AMRU come un’organizzazione di donne e gruppi di produzione. Anche se esistono progetti produttivi, questi sono un appoggio per un altro lavoro che è necessario per la realizzazione della donna nel suo insieme. Afferma Carmen: “Ciò che noi abbiamo scoperto è che a volte sfortunatamente la società vede male il fatto che la donna si riunisca senza un fine produttivo che le permetta di portare dei soldi a casa. E attraverso gruppi produttivi succedeva che si agganciavano tutta la trama di problemi familiari, i figli, tutta la responsabilità che una donna ha in casa. Perchè da sempre è così, se c’è un malato in casa chi lo cura è la donna, anche se per fortuna questo sta cambiando”.
Sia per produrre o per scambiare problematiche, dice Carmen, “l’essere organizzate fa si che si raggiunga un’iniezione di forza per risolvere i propri problemi che a volte stando isolate sembrano più grandi ci ciò che sono”. Retour ligne automatique
Come organizzazioene sociale, AMRU non è indifferente alla prossima consultazione elettorale in Uruguay. Da qui che la sua “commissione di incidenza politica” stia stabilendo una piattaforma che verrà presentata a tutti i candidati presidenziali e ai rispettivi partiti e commissioni di genere. Retour ligne automatique
Allo stesso modo l’associazione conta con una marca commerciale chiamata “Delizie Creole” con la quale vende alimenti di tipo artigianale elaborati dai diversi gruppi di donne.
traduttrice: Giorgia Scurato
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